{"id":162,"date":"2011-04-19T20:24:37","date_gmt":"2011-04-19T18:24:37","guid":{"rendered":"http:\/\/aulaerre.noblogs.org\/?p=162"},"modified":"2011-04-19T20:36:21","modified_gmt":"2011-04-19T18:36:21","slug":"guerra-libia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/?p=162","title":{"rendered":"Figli della stessa guerra. Riflessioni sulle rivolte e l&#8217;intervento nato in Libia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa.<\/strong><a href=\"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/files\/2011\/04\/rivolta_libia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/files\/2011\/04\/rivolta_libia-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il  conflitto in Libia tra l&#8217;esercito libico fedele a Gheddafi e la   coalizione dei \u201cvolenterosi\u201d, &#8211; organizzatasi sulla base della   risoluzione 1973 dell&#8217;Onu la quale lasciava spazio a chiunque di  intervenire  &#8211; \u00e8 un evento che necessita di essere interpretato e  demistificato. Non  \u00e8 possibile infatti decontestualizzarlo dalla serie  di proteste nel  Maghreb, n\u00e9 dagli interessi delle borghesie europee e  occidentali. Oltre  al panorama internazionale, da militanti, ci  interessa evidenziare &#8211;  per quanto possibile in quest&#8217;occasione &#8211;  la  composizione del soggetto  popolare che ha promosso la fuoriuscita del  malcontento fra le  popolazioni arabe, e dall&#8217;altra la serie di  interessi che si sono  coagulati intorno alla decisione pro intervento  militare.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;incipit: le rivolte del Magreb.<\/strong><\/p>\n<p>Quello  che sta succedendo nel Maghreb \u00e8 interpretabile solo  prendendo  coscienza che l&#8217;economia del mondo \u00e8 ormai definitivamente  globalizzata,  e il mercato delle merci \u00e8 mondiale. Dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 una  classe di  sfruttati di tre miliardi di uomini e donne in continua  competizione per  un salario (fenomeno mai verificatosi in queste  proporzioni) che non sa  riconoscere se stessa, n\u00e9 la natura del suo  sfruttamento, n\u00e9 tanto meno  ci\u00f2 che potrebbe definitivamente  risollevarla dalla miseria, dalla  disoccupazione e dallo status perenne  di \u201clavoratore povero\u201d.<\/p>\n<p>Ad  alcuni sembrer\u00e0 che ci stiamo allontanando dalla questione della  guerra  in Libia, che questa analisi poco abbia a che fare con un  intervento  armato contro Gheddafi, che i tunisini, gli egiziani, gli  yemeniti in  realt\u00e0 cercano solo uno Stato meno corrotto, una democrazia  dei diritti.<\/p>\n<p>Quello  che interessa mettere in luce, in queste poche righe, \u00e8  invece ci\u00f2 che  di poco casuale traspare dalla composizione delle masse  dei rivoltosi,  dal loro essere specifico. <em>Le proteste<\/em><em> scoppiate nei paesi arabi sono, a nostro avviso, l&#8217;ultima e pi\u00f9   radicale esternazione del malessere dovuto al graduale peggioramento   delle condizioni di vita<\/em>.  Malcontento e povert\u00e0 che vanno di pari  passo con uno sfruttamento  intensivo, bassissimi salari e una  disoccupazione che si alterna a  piccoli periodi di lavoro (che noi  definiremmo \u201cflessibile\u201d) senza  tutele e nessuna sicurezza sul lavoro.  Rasentando il nocciolo della  questione Giuliana Sgrena sul Manifesto  del 7 aprile afferma che i  tunisini si ribellano perch\u00e9 non hanno  prospettive per il futuro, che  essi rigettano <em>la Tunisia di Ben Al\u00ec e del precariato<\/em>.   A questo punto, secondo la giornalista, la soluzione realizzabile per   cui \u00e8 giusto che sperino e lottino i tunisini sarebbe la democrazia dei   diritti, forse su un modello europeo\u2026 Come qui in Italia verrebbe da   dire!<\/p>\n<p>Tralasciando  le conclusioni (poco) politiche, quello che qui  c&#8217;interessa \u00e8 la  condizione di questi giovani, oltre che sfatare alcuni  luoghi comuni  sulla presunta arretratezza delle economie di questi  paesi. L&#8217;Egitto per  esempio, ma anche la Tunisia, non sono economie  ristagnanti, bens\u00ec  hanno tassi di crescita che hanno indotto alcuni  economisti a definirle  le <em>Tigri Africane<\/em> di inizio terzo  millennio. E con loro altri paesi africani: in Egitto  nel 2009 il PIL \u00e8  calato del 2,3 % ma nei tre anni precedenti era  cresciuto del 7 % (ci\u00f2  significa nel 2010 una crescita, rispetto al  2008, del 4,7 %), sempre  nel 2009 la Tanzania \u00e8 cresciuta del 7,4 %,  l&#8217;Etiopia del 9,9 %,  l&#8217;Uganda del 10,4 %, il Mozambico del 6,3 %.<\/p>\n<p>Un  altro dato molto interessante &#8211; e che palesa come per il  proletariato  giovanile esista una comunanza di situazioni fra un  Occidente  \u201cprogredito e post-tutto\u201d e un Oriente \u201carretrato al  Medioevo\u201d \u2013 \u00e8 <em>l&#8217;altissimo tasso di disoccupazione dei giovani dei paesi arabi<\/em>.   Ragazzi e ragazze senza prospettive certe di lavoro, ma con un   curriculum da persona scolarizzata e qualificata molto occidentale.   Questi giovani alternano periodi prolungati di disoccupazione a brevi   tempi di lavoro, ottenuto sempre e comunque tramite un sistema di   capolarato pre-capitalista (mica le nostre agenzie interinali!). La   generazione \u2013 e non \u00e8 solo una generazione ma almeno due \u2013 che ha a  che  fare con i 46 contratti atipici della legge 230 ha probabilmente  gli  stessi problemi della giovent\u00f9 tunisina ferma al bar in attesa di  una  retribuzione. E stiamo a domandarci ancora cosa avrebbero a che fare   con noi?<\/p>\n<p>Chiss\u00e0  poi se, tornando alle vicende italiane, qualcuno ancora si  ricorder\u00e0 di  Norman Zarcone, il dottorando di 27 anni che a met\u00e0  settembre del 2010  si \u00e8 gettato dal settimo piano della Facolt\u00e0 di  Lettere di Palermo  perch\u00e9 aveva scoperto di non poter continuare la sua  carriera  universitaria..<\/p>\n<p>E di Mohamed Bouazizi cosa dire?<\/p>\n<p>Anche  lui aveva studiato, anche lui si era laureato e lo sconforto  lo aveva  sicuramente assalito quando non gli \u00e8 rimasto altro che  vendere, nella  piazza del suo paese, piccoli oggetti o frutta.  Entrambi, nel prendere  quella decisione senza possibilit\u00e0 di ritorno,  nel morire, si saranno  sentiti come oggetti, come merci senza alcun  valore per un sistema che,  nel migliore dei casi, ti permette di  (soprav)vivere. Nel caso contrario  la proibizione \u00e8 totale: n\u00e9 casa, n\u00e9  sanit\u00e0, n\u00e9 trasporti e tanto meno  la possibilit\u00e0 di esprimere, senza  costrizioni, le proprie capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanti  giovani mettono da parte il loro potenziale creativo per  farsi  assoggettare dall&#8217;obbligo imposto dei profitti (per il padrone) e  dalla  necessit\u00e0 di un salario (per se stessi)?<\/p>\n<p>Un altro fenomeno prettamente capitalistico \u00e8 stato il presentarsi, in brevi periodi, di numerose <em>speculazioni finanziarie<\/em> sul prezzo dei beni di primo consumo. Speculazioni attuate nei paesi   del Maghreb dalle otto compagnie americane della Borsa dei prodotti   agricoli <em>Commodity Stock Excanges<\/em> di Chicago: nel 2008 per   esempio in soli tre mesi il prezzo di grano, riso e mais sono cresciuti   del 61%, 59%, 70%. Questa fu causa scatenante gi\u00e0 alcuni anni fa di   proteste violente nella citt\u00e0 del Il Cairo. Ma si sa che la corsa a   massimizzare i profitti ha trovato nelle Borse, nella bisca legalizzata   dei <em>futures<\/em>, un mezzo a cui ricorrere in tempi di magra, di   scarsa redditivit\u00e0 dei capitali investiti. E cos\u00ec, schiacciare i pi\u00f9   poveri diventa una prassi reiterata che produce malcontento e rivolte   fino allo scoppio contro le oligarchie poco \u201cdemocratiche\u201d.<\/p>\n<p>Poi,  se non si avesse a cuore le sorti degli sfruttati, dei  proletari, dei  poveri, verrebbe quasi da sorridere nell&#8217;ascoltare le  analisi di alcuni  ideologhi, profumatamente pagati dalla borghesia  francese, i quali,  senza tralasciare punte di clamante sciovinismo,  sintetizzano questi  moti come un 1848 arabo, o addirittura una piccola  Rivoluzione Francese  in scala. Niente di pi\u00f9 falso dato che, anche  sotto forme di controllo  militare pressoch\u00e9 feudali (pensiamo al  castello di Ben Al\u00ec e alle sue  guardie personali \u201caquile nere\u201d), questi  paesi hanno gi\u00e0 una borghesia  locale, una casta, una ristretta cerchia  di capitalisti in loco, delle  satrapie molto concilianti con i  capitali stranieri.<\/p>\n<p>Capitali  stranieri che non scappano, anzi abbondano con l&#8217;obiettivo  di sfruttare  la forza lavoro a basso costo. Il 40 % del PIL dell&#8217;Egitto  \u00e8 costituito  da prodotti finiti (una piccola Cina) e oltre a  Volkswagen e General  Motors sono tante le multinazionali (non solo del  petrolio) presenti.  Prima che scoppiassero le rivolte in Tunisia si  sentiva spesso parlare  di call-center delocalizzati a Tunisi e dei  paesi arabi come porti  sicuri per investimenti redditizi.  L&#8217;ideologia  neo-liberale, dunque, non \u00e8 per nulla in discussione per  questi Governi  arabi costruiti sul volere delle Nazioni pi\u00f9 potenti, o  addirittura  sugli interessi delle multinazionali (BP, Shell, Eni in  testa).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 la guerra in Libia.<\/strong><\/p>\n<p>La  crisi strutturale che, dal 2007, attanaglia tutte le economie   maggiormente sviluppate dell&#8217;Occidente &#8211; avente inizio proprio nel cuore   finanziario del capitalismo mondiale, gli Usa &#8211;  ha come principale   causa la <em>caduta del saggio medio dei profitti.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Diminuzione  tendenziale dei profitti che, solo rifacendosi ai dati  del PIL delle  Nazioni pi\u00f9 sviluppate, \u00e8 in costante discesa sul lungo  periodo dal  dopoguerra in poi. A questa situazione (legata alla  struttura stessa del  modo di produzione e al processo di creazione del  valore)  le borghesie  pi\u00f9 potenti del mondo rispondono con maggiore  sfruttamento, ricerca di  bassi salari e guerra. Un maggiore  sfruttamento che significa, sin da  subito, orari di lavoro pi\u00f9 lunghi,  intensificazione dei ritmi nella  catena, flessibilit\u00e0, ma anche  introduzione di nuovi macchinari con  conseguente eliminazione di forza  lavoro. Non \u00e8 poi cos\u00ec difficile  accorgersi di quante mansioni, di  quanti \u201clavori\u201d, siano scomparsi da  quando l&#8217;utilizzo di macchinari e  la tecnologia della microelettronica  sono apparse nei processi  produttivi. Questo cambiamento radicale \u00e8  ormai una realt\u00e0 in tutte le  fasi della produzione: dalla progettazione  fino alla realizzazione  comprendente un lavoro manuale, di relazione o  esigente solo del tempo  senza necessit\u00e0 di particolari capacit\u00e0 (fare  gli schiacciabottoni!)  Qualsiasi ingegnere pu\u00f2 confermare come il lavoro  di calcolo e  progettazione (prima svolto in diversi giorni) occupi oggi  solo poche  ore davanti a un computer, a condizione di essere dotati del  programma  adatto. Basta guardarsi intorno per accorgersi che anche chi  non crea  direttamente del plusvalore (perch\u00e9 impiegato nella vendita e  nella  distribuzione) come per esempio i lavoratori alla cassa di un   supermercato, venga gradualmente sostituito dalle macchine. Macchine che   invadono, sostituiscono forza lavoro, eliminano parte dei costi, e   abbassano le capacit\u00e0 conoscitive e operative richieste ai lavoratori,   gettando gli stessi con estrema facilit\u00e0 verso la disoccupazione.   Moltissimi infatti, in ambiti lavorativi fra i pi\u00f9 disparati, non devono   fare altro che osservare il macchinario e premere un pulsante ogni tot   di secondi. Non gli viene richiesto ormai altro che il loro tempo.<\/p>\n<p>Oltre  questi cambiamenti epocali indotti dalla necessit\u00e0 di  aumentare i  profitti e che riguardano l&#8217;Italia come l&#8217;Egitto e la Cina,  s&#8217;inserisce <em>l&#8217;occasione dello \u201cstato di guerra\u201d. <\/em>Una   spartizione di risorse, una gi\u00e0 prospettata ricostruzione per cui in   molti (dalle multinazionali ai Governi) sono pronti a spendere miliardi e   sacrificare vite umane. Oltre a motivi pratichistici ed economici   stanno per\u00f2  anche motivazioni di dominio, di egemonia politica rispetto   alle altre forze in campo nei territori in rivolta, nonch\u00e9 la   somministrazione di quel progetto sempre pi\u00f9 sofisticato e tecnologico   di controllo sociale. L&#8217;intervento armato in Libia \u00e8 perci\u00f2 un monito   verso gli altri rivoltosi oltre che una solida rentr\u00e9e neo-coloniale,   neanche tanto mascherata. L&#8217;obiettivo \u00e8 estirpare alla base ogni   tentativo rivoluzionario o di sovvertimento del dominio di una classe su   un&#8217;altra, ogni rivolta degli sfruttatori sugli sfruttati. Altro che   aiuto umanitario \u2026<\/p>\n<p>Per  l&#8217;Italia come per Francia, USA, GB, Canada e Arabia Saudita, si  tratta  in primo luogo di distruggere mezzi di produzione, strade,  edifici,  forza lavoro (uccidere migliaia di disoccupati\/e e  proletari\/e) col  preciso fine di appropriarsi delle materie prime  (petrolio e gas) per  avviare un nuovo ciclo di accumulazione del  capitale.<\/p>\n<p>Fa  gola come sempre la ricostruzione, come fa gola il petrolio e   soprattutto il controllo stesso (in petrodollari) del commercio del   petrolio, fanno gola anche le partecipazioni finanziarie della famiglie   Gheddafi e fa paura l&#8217;instabilit\u00e0 politica che ne deriverebbe se i   rivoltosi non fossero infiltrati e pagati.<\/p>\n<p>Ma,  a questo livello di analisi, la domanda che ci sovviene \u00e8 anche   un&#8217;altra. E&#8217; ancora attuale una teoria dell&#8217;\u201cimperialismo fase suprema   del capitalismo\u201d quando gli interventi militari sono fomentati, se non   organizzati, dalle multinazionali i cui interessi per definizione  sono   \u201csovranazionali\u201d?<\/p>\n<p>Di  certo rimane il fatto che i sistemi di controllo militare, e  prima  poliziesco, sono strumenti nelle mani dei Governi, i cui fili si   ricollegano inequivocabilmente a centri decisionali della finanza, o   delle multinazionali: quanto peso avr\u00e0 avuto sull&#8217;intervento \u201cprecoce\u201d   dei francesi l&#8217;influenza del gruppo Total? E le <em>sette sorelle del petrolio<\/em> sulla guerra Iraq?<\/p>\n<p>Rimanendo  in tema, non \u00e8 inesatto riconoscere nei rapporti tra  potere  istituzionale e potere militare variamente distribuito  (personalit\u00e0  dell&#8217;Esercito in contatto con i gruppi industriali) un  chiaro segno  delle aspirazioni guerrafondaie del capitalismo, ovvero la  sua  propensione alla ricostruzione (e quindi guerra) oltre che il  ricorso  continuativo all&#8217;acquisto di merci per uso militare (quindi  enormi  investimenti). Chi si \u00e8 documentato sulle attivit\u00e0 di  Finmeccanica \u2013 <em>gruppo <\/em>che  ovviamente vende armi a chiunque  abbia capitali da investire \u2013 ha  potuto constatare quanto sia influente  il potere decisionale di  agglomerati come questo sulle decisioni dei  Governi nazionali.  Recentemente le Commissioni di Camera e Senato,  nell&#8217;immobilismo pi\u00f9  totale della politica governativa, hanno  solertemente approvato, con il  silenzio-assenso da parte del PD, un  programma di riarmo sostanzioso e  dal valore complessivo di quasi un  miliardo di euro: per la precisione  di 933,8 milioni. Non \u00e8 casuale che  questi soldi, variamente spesi  (elicotteri, mortai, unit\u00e0 navali,  sommergibili di \u201cclasse\u201d, finanche 63  milioni per l&#8217; HUB Pisano) vadano  a finire dritti dritti nel  portafoglio del gigante industriale  Finmeccanica. Non \u00e8 neanche troppo  lontano il giorno in cui il ministro  della guerra La Russa organizz\u00f2 una  missione verso Haiti (da poco  colpita dal terremoto) con lo scopo  surrettizio di ancorare la nave  dell&#8217;Esercito Italiano in Brasile e far,  in questo modo,  visionare i  mezzi militari di Finmeccanica a esponenti  dell&#8217;Esercito Brasiliano.  L&#8217;obbiettivo era la vendita, ma chi ci  guadagnava era solo  Finmeccanica. All&#8217;Italia, sar\u00e0 valso \u201cil prestigio\u201d  come dice La Russa?<\/p>\n<p>Un  altro motivo, per nulla irrisorio, che spinge gli Stati, con i  loro  apparati militari quasi dovunque privatizzati, a costruire e  creare ad  arte nuove occasioni di guerra \u00e8 la <em>valorizzazione<\/em> degli enormi capitali investiti in armi, equipaggiamento, ricerca militare, mezzi bellici. <em>Che utilit\u00e0 hanno queste merci se non vengono utilizzate?<\/em> Assolutamente nessuna, perci\u00f2 \u00e8 necessario adoperarsi perch\u00e9 le guerre   siano costanti e le armi necessarie. A questo proposito basti pensare a   un evento bellico come il conflitto delle Isole Falkland tra  Inghilterra  e Argentina nel 1982.<\/p>\n<p>In  questo contesto di guerra e di ricerca dei profitti sfrenata,  rientrano  i giochi politici di un Partito Democratico \u2013 o di un Vendola  &#8211; che  sostengono la politica guerrafondaia del Governo e non hanno (e  non  possono avere) un&#8217;alternativa minimamente riformista di sinistra in   periodo di crisi strutturale. A ci\u00f2 si aggiunge l&#8217;ovvia propaganda   ideologica, neppure tanto celata (Castelli della Lega ha parlato   esplicitamente di \u201cguerra neo-colonialista\u201d), che punta a spostare   l&#8217;attenzione su un nemico esterno, il barbaro che viene dal Sud del   mondo, l&#8217;incivile descritto come un extra-terrestre nel senso pi\u00f9   letterale della definizione.<\/p>\n<p>Ora,  dovrebbe essere un po&#8217; pi\u00f9 chiaro il nostro NO a questo come ad  altri  conflitti i quali, semplificando, potremmo definire   \u201cinter-imperialistici\u201d. Creare un opposizione diventa un dovere, se non   una necessit\u00e0, per ogni movimento anti-capitalista. Riportare lo  scontro  su un terreno non solo rivendicativo ma sociale e  internazionalista,  provando a ricomporre gli sfruttati e fraternizzando  con i migranti, ci  aiuter\u00e0 non solo nella lotta ma anche nella  produzione politica e nella  chiarificazione dei processi in atto,  militari e non.<\/p>\n<p><strong>FACCIAMO GUERRA AI PADRONI DELLA GUERRA!<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa. Il conflitto in Libia tra l&#8217;esercito libico fedele a Gheddafi e la coalizione dei \u201cvolenterosi\u201d, &#8211; organizzatasi sulla base della risoluzione 1973 dell&#8217;Onu la quale lasciava spazio a chiunque di intervenire &#8211; \u00e8 un evento che necessita di essere &hellip; <a href=\"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/?p=162\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1265,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,3,17],"tags":[27,26,28,25,34,30,24],"class_list":["post-162","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-volantini","category-generale","category-analisi","tag-eni","tag-finmeccanica","tag-gheddafi","tag-guerra-in-libia","tag-interessi-italiani-in-libia","tag-intervento-nato","tag-rivolte-nel-maghreb"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1265"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=162"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":166,"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/162\/revisions\/166"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/aulaerre.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}